Gli scavi alla fortezza del 1964. Il report - Lucera: memoria e cultura
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Gli scavi alla fortezza del 1964. Il report

Riportiamo le poche ma preziose righe del report di scavo effettuato nell’estate del 1964 dall’equipe dell’archeologo Geraint Dyfed Barri Jones (1936-1999). Lo studioso britannico seguì le tracce dei maggiori siti archeologici della Puglia grazie alle fotografie aeree della RAF (Royal Air Force) scattate durante il secondo conflitto mondiale. Da quegli scatti emersero numerosissimi insediamenti abbandonati tanto da far esprimere colui che portò avanti il progetto negli anni Cinquanta in questi termini:

The first (1949) season of archaeological reconnaissance on the Foggia Plain in South Italy has confirmed, in the most striking manner, the existence of one of the densest concentrations of ancient sites to be identified in Europe in an area of comparable size”.

La prima stagione (1949) di ricognizione archeologica della Piana di Foggia nel Sud Italia ha confermato, in maniera eclatante, l’esistenza di una delle più dense concentrazioni di siti antichi identificata in Europa in un’area di dimensioni simili.

John Bradford

Gli scavi effettuati da Jones purtroppo hanno lasciato una sorta di “ferita” nella nostra fortezza, perché da una parte l’interesse prinicipale era rivolto al periodo neolitico, con conseguente danneggiamento degli strati superiori, e dall’altra perché non furono mai pubblicati i risultati relativi alla stratificazione daunia, romana e medievale. D’altro canto però oggi siamo a conoscenza che sul Monte Albano ci sono tracce di continuità insediativa che risalgono a circa il III millennio a.C.

Ulteriori ricerche furono intraprese negli anni Ottanta e Novanta – i cui reperti sono visibili oggi nella sala medievale del museo civico archeologico – e nel 2003-2004, anni in cui venne alla luce la famosa tomba del “guerriero longobardo” ancora custodito nei depositi della Soprintendenza.

Crediamo sia fondamentale conoscere ed essere consapevoli di quanto sia importante e preziosa la nostra fortezza e di quanto possa giovare ai cittadini di Lucera e non solo la scoperta e la ri-scoperta di un tale patrimonio.

Il report proviene da G.D.B. Jones, “Apulia. Vol. I: Neolithic Settlement in the Tavoliere” (1987). Traduzione a cura dell’autore. Mi preme ringraziare l’amico Tommaso Palermo per i preziosi consigli e per la pubblicazione in lingua originale.

Alessandro De Troia

Il castello di Lucera

Nell’estate del 1964 è stato lanciato un grande programma di scavi all’interno del castello di Lucera grazie al gentile invito della Soprintendenza ai Monumenti per il tramite degli uffici del Dott. Schettini del Museo di Bari. I dettagli di questi scavi mediavali verranno trattati nel terzo volume della serie (mai pubblicato nda).

Il lavoro fatto, comunque, ha rivelato tracce dell’occupazione Neolitica in due punti alla fine della cresta dominante ora coperta dai resti del castello. Ciò non sorprende vista l’eccezionale posizione di Lucera all’estremità occidentale di una delle più imponenti creste E – O del Tavoliere. Il materiale Neolitico è stato ritrovato per la prima volta sotto l’originale sondaggio di prova all’interno, vicino alle mura meridionali del castello. Il materiale medievale arriva fino alla profondità di 2,6 m. Sotto di questo si sono stratificati i resti Romani, Dauni e del periodo preistorico. I primi due non verranno trattati in questo articolo e verranno approfonditi nel secondo volume della serie (mai pubblicato nda).

Il materiale Neolitico inizia ad una profondità di 3,3 metri, con un livello di occupazione di terra e ghiaia mista a carbone che produceva anche una discreta quantità di ceramica. Al di sotto di questo, nel livello N. 2, sono apparse più evidenze sostanziali sotto forma di focolare; consisteva in una distesa di ciottoli con un arco di pietre più grandi sopravvissuti lungo parte del bordo. La superficie dell’area petrosa era coperta da un fine strato di carbone. Vicino al focolare c’era ghiaia dura e ciottoli sparsi sul lato settentrionale dell’area della trincea e fuori dalla sezione scavata.

Il terzo livello N. 3, alla profondità di 3,75 metri, comprendeva un duro calpestio di terreno densamente intervallato da carbone. Sotto l’area del focolare giaceva un’area di combustione, sotto forma di uno strato di carbone di 40 cm che raggiungeva uno spessore di quasi 3 cm. Occasionalmente alcune pietre sono state trovate a questo livello, ma potrebbero non essere collegate a nessuno dei piani dell’area. Questo livello si poggia sulla superficie del terreno Neolitico; ulteriori 35 cm sono stati necessari prima che la crosta calcarea formasse il substrato roccioso naturale.

La Tavola 8 riassume una lista dei materiali recuperati dai 3 livelli di stratificazione. Nonostante il campione sia piccolo, bisognerebbe considerarne l’importanza per via del suo contesto archeologico. Le sequenze di stratificazione della ceramica sono state ritrovate, ovviamente, nelle fosse, ma questa è la prima occasione in cui è stato possibile riconoscere una stratificazioine formatasi dalla superificie Neolitica, grazie all’assenza di qualasisi attività agricola moderna che ha invece interessato altri siti. Per di più, l’aumento del livello del suolo di oltre 45 cm nel periodo Neolitico ci fa ritenere che il tempo di occupazione non fu breve. Ciò è parzialmente suggerito, e forse confermato, dai cambiamenti nei tipi di ceramica chiaramente individuabili anche nel piccolo campione statistico analizzato nella tabella 8.

Ceramica impressa, insieme alla ceramica semplice, dominano la gamma della prima fase. Ciò va a supporto della tesi che, a livello tipologico, la ceramica impressa è tra le prime nei range delle ceramiche, anche se richiede un’attenta applicazione in termini culturali.

Tutte le trincee scavate nel Castello di Lucera sono state oggetto di problemi in relazione all’occupazione medievale. La trincea III, comunque, ha prodotto un ulteriore prova dell’occupazione Neolitica. La trincea è stata scavata contro le mura occidentali del famoso castello (il palatium nda) eretto sul sito da Federico II e ora intereamente rinchiuso nel circuito di mura angioino. I dettagli della trinceo formeranno naturalmente una parte del volume medievale della serie.

A fianco del più orientale dei pozzi scoperti nella sezione, e a soli 20 cm dalle mura del castello di Federico è stata scoperta una fossa neolitica a forma di borsa. La sua parte superiore misurava 57 cm di diametro ed era di forma circolare regolare. L’interno della fossa era più ampio (85 cm), e il bordo della fossa era stato spezzato sul lato nord-ovest dove era stato tagliato dal pozzo scavato nella realizzazione del vicino pozzo medievale. La fossa neolitica è mostrata nella tav. XLVIIb e i dettagli dei contenuti si trovano nella tabella 9. La sua profondità era di 1,2 m.

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