Antropologia & Arte,  Memoria

U cunze o il consolo, la memoria del dolore condiviso a Lucera

Nella Lucera di una volta la morte era attesa sempre in casa; anzi, morire nella propria abitazione era un tratto caratteristico della società del tempo. Era considerata quasi sconveniente la morte in una struttura sanitaria; fatto che accadeva raramente perché, a quei tempi, erano pochi quelli che si potevano permettere le spese di degenza in un ospedale.

Prima del trapasso era chiamato il parroco per la somministrazione dell’estrema unzione. Dopo il decesso, il defunto era adagiato sul letto matrimoniale, ove poteva restare fino a quarantotto ore, mentre la famiglia partecipava alla veglia funebre insieme a parenti e amici.

Da subito i familiari maschi si facevano cucire una fascia nera al braccio sinistro della giacca o del cappotto, mettevano la cravatta nera e, se lo portavano, usavano un cappello nero; mentre le donne indossavano abiti e calze nere. Durante la veglia, i parenti, benché prostrati per la dipartita, ad alta voce parlavano del morto, delle sue qualità e della sua bontà, ricordando momenti ed episodi di vita vissuta; mentre, s’intervallavano invocazioni, pianti, sospiri e grida.

Nel frattempo, a casa del defunto, arrivavano bricchi di caffè, cioccolato e latte, biscotti e savoiardi per ristoro dei presenti alla veglia funebre. Il servizio era effettuato, su richiesta di parenti e amici, dai bar in grado di assicurarlo.

Per alcuni giorni dopo il funerale, poiché i familiari del defunto non uscivano da casa, non facevano la spesa né cucinavano (addirittura non si faceva il bucato per non stendere fuori i panni da asciugare), parenti, compari di battesimo e matrimonio, amici e vicini, a turno, portavano loro un pranzo completo, insieme a posate, bicchieri, tovaglie, tovaglioli e a quant’altro necessario.

U cunze (il consolo), un pranzo consolatore, era consumato in onore dell’estinto ma il suo significato profondo era quello di riavvicinare quelli che restavano al piacere della vita, che continuava. La tradizione del cunze si è quasi completamente persa. Così com’è scomparsa quella d’inviare, durante la veglia, il ristoro. Oggi ci sono agenzie funebri che a richiesta organizzano anche il banchetto funebre.

Lino Montanaro

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