Antropologia & Arte,  Memoria

I segni popolari lucerini della devozione religiosa

Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso sono rimaste in vita, non solo a Lucera, usanze e tradizioni religiose, ricche di simboli che avevano radici in miti pagani, ove sacro e profano si confondevano.

Un esempio è dato da bburzètte ch’i fegurèlle (sacchettino di stoffa contenente immagini sacre) che si portava al collo o si cuciva sui vestitini dei neonati. Una tradizione generata da quella della “borchia” che i giovanetti patrizi o liberi romani, vestiti con la “toga praetexta”, portavano appeso al collo fino al diciassettesimo anno, quando passavano a indossare la toga da uomo e altri amuleti. Il Cristianesimo ha ereditato quest’usanza, arricchendola di significati religiosi, sostituendo gli amuleti con reliquie di santi, o presunte tali, e, in tempi più recenti, con immaginette per chiedere protezione, favori e miracoli al santo devoto.

Un’altra tradizione popolare molto diffusa era quella di vestire i bambini a modo del santo devoto per adempiere un voto fatto dai genitori, per chiederne la guarigione da gravi malattie e proteggerli da disgrazie. Anche questa tradizione ha origini in pratiche risalenti all’antica Grecia e Roma, ove si vestivano i bambini con i simboli di alcune divinità per placarne l’ira e assicurarsi la protezione. Infatti, si vestivano i bambini e le bambine c’u vestíte de munacìlle (col vestito del monaco), fatto da un saio marrone, un cordone bianco in vita e i sandali; alcune volte anche i capelli erano tagliati alla monacale, per ringraziare Sant’Antonio da Padova delle grazie ricevute o per porre il piccolo sotto la sua protezione affinché si rendesse promotore di una grazia.

La durata della vestizione era legata all’importanza della supplica per una guarigione, una grazia, un miracolo. In genere la durata del voto era di tredici mesi; in altri casi u vestíte de munacìlle poteva essere dismesso quando diventava logoro. Spesso, i bambini, così vestiti, erano fotografati e la foto veniva posta nella campana di vetro del santo devoto, come ulteriore segno di devozione.

La povera gente, non avendo speranze, di fronte alle malattie, alle disgrazie e ai problemi vari si rivolgeva ai santi, le cui immaginette erano conservate nei portafogli e le medagliette legate al collo.

Lino Montanaro

Tratto dal libro LUCERA DI UNA VOLTA – Personaggi, storie, custume, mestieri, credenze, superstizioni e altro …di Lino Montanaro & Lino Zicca)

Immagine tratta dal blog “Giornalemio.it”

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