Il dissenso come atto culturale – intervista a Lucilla Calabria
In un tempo in cui la cultura rischia di diventare uno sfondo accessorio o una bandiera da sventolare all’occorrenza, scegliere di dissentire può essere un atto profondamente culturale. Ne parliamo con Lucilla Calabria, che ha recentemente scelto di uscire da un ruolo di responsabilità proprio per non rinunciare alla coerenza e alla parola.

Le domande:
- Il tuo gesto ha colpito molte persone perché raro: in un contesto che premia spesso l’adattamento, tu hai scelto la rottura. Pensi che anche questo possa essere un atto culturale?
La rottura è sempre un atto culturale perché presuppone un’analisi critica dell’azione che si sta per compiere, laddove cultura non è il numero di libri letti o quanti musei hai visitato ma la visione che si ha sulle questioni di merito.
- Parliamo di cultura a Lucera: secondo te, cosa manca davvero per far sì che diventi un motore di crescita e non solo uno slogan?
Manca la visione, manca un orizzonte collettivo. Ci sono tante presentazioni di libri, passeggiate archeologiche e qualche esposizione ma sono tutti eventi a sé stanti affidati a pochi volenterosi. Le innumerevoli presentazioni di libri sono parossistiche, certe volte si fa difficoltà a starci dietro senza una reale volontà di aprire la conoscenza a tutti.
- Si è parlato tanto di “capitale della cultura”. Al di là del titolo, cosa dovrebbe rappresentare davvero una città che punta sulla cultura?
Dovrebbe puntare sulla condivisione dei saperi e delle competenze, vedo ahimè dei piccoli monopoli ognuno arroccato sulle sue posizioni. Dovrebbe puntare sulla cura delle periferie educando al bello e portando il bello. Cura del verde e cinema all’aperto, per fare un esempio, non sono elementi slegati ma sfaccettature di una stessa visione della città. Tendiamo a considerare Piazza Duomo l’ombelico del mondo ma ci sono cittadini che in Duomo ci vanno solo a Ferragosto, ecco andiamo noi da loro.
- Quali sono le realtà o le persone che oggi a Lucera stanno facendo cultura in modo autentico, magari anche fuori dai riflettori?
Fanno cultura tutti quelli che difendono un diritto o che sopperiscono alle mancanze strutturali dei servizi sociali nazionali, penso alle associazioni che si occupano di disabilità, di integrazione che operano nel silenzio. Fa cultura chiunque preferisce il Noi all’Io, chiunque dica come don Lorenzo Milano “I care” mi riguarda.
- Se avessi carta bianca, da cosa ripartiresti per costruire un progetto culturale credibile e condiviso nella nostra città?
Inizierei implorando pietà! Battute a parte, inizierei chiedendo di mettere da parte piccoli e grandi egoismi e costruendo insieme un orizzonte ognuno con le proprie competenze. Immagina un’orchestra in cui ogni strumento segue il suo spartito senza sovrastare l’altro seguendo una partitura unica, ecco partirei da qui. Si cresce solo camminando tutti insieme da soli e alla rinfusa non si va lontano.
Grazie Lucilla, il nostro è un augurio per te e per la nostra città affinché il dissenso sia uno stimolo e non un piccone, un inizio e non una fine. Forza Lucera.
Alessandro De Troia


