La borsa della spesa a Lucera
Quando la spesa si faceva ammizz’a chiazze (nella piazza del mercato giornaliero), dal macellaio e nei negozi alimentari di quartiere, le nostre nonne e le mamme utilizzavano ‘a bborze d’a spése (la borsa della spesa), di pelle, di telo o di rete plastificata.
Negli anni 60, con l’invasione della plastica, andavano a fare la spesa utilizzando una borsa di rete plastificata, fatta a maglie, assai robusta e capiente. Ebbe un grande successo perché, allungandosi e allargandosi, riusciva a contenere molti acquisti alimentari; mentre vuota si poteva tenere in tasca. A questi vantaggi si opponevano alcuni inconvenienti: il contenuto era visibile a chiunque; c’era il rischio di perdere qualcosa di piccolo.

In quel periodo, ogni signora si recava ammizz’a chiazze con la propria borsa di rete colorata, dai manici di plastica dura. E ciò creava nel mercato una variopinta atmosfera di colori. L’uso della borsa di rete cessò qualche decennio prima della fine del secolo scorso, soppiantata dai sacchetti di plastica che i gestori dei supermercati e dei piccoli esercizi misero a disposizione dei clienti per portar via la spesa. Questi sacchetti sembrarono una pratica e bella novità; c’è voluto del tempo per capire che essi, insieme ai materiali d’imballaggio di plastica, arrecano un danno incalcolabile all’ambiente poiché composti di materiale “uso e getta” non degradabile.
Oggi, la borsa di rete è ritornata in auge, diventando anche un oggetto di tendenza. Molte persone la usano per metterci la spesa, il necessario per andare in spiaggia, giochi, scarpe, attrezzature sportive. Tanto che, alcuni stilisti la utilizzano come accessorio nelle loro collezioni di moda.
Lino Montanaro


