Origine dei toponimi dei quartieri e rioni di Lucera – Parte seconda - Lucera: memoria e cultura
Antropologia & Arte,  Memoria

Origine dei toponimi dei quartieri e rioni di Lucera – Parte seconda

Tutti i nomi dei quartieri e dei rioni di una città hanno un’origine sia di luogo, di funzione, degli abitanti, e anche a Lucera è così. Per alcuni si sono persi , nel tempo, l’origine dei toponimi, per altri invece l’origine è più certa.

Di seguito se ne elencano alcuni:

  • U UÀGLJE PAGGHJÓNE. Per entrare in Lucera esistevano lungo le mura delle porte (Porta a Troia, Porta a Foggia, ecc.) o dei varchi, i cosiddetti “i uàglje“, che evitavano a chi doveva andare a lavorare in campagna di percorrere lunghi tratti interni per uscire e rientrare da Lucera. Il più famoso era “U uàglje pagghjóne”, ubicato in prossimità di Piazza Bruno, Vico Spadafora, Via Ramamondi, dopo il civico 17. Ancora oggi si fa riferimento a “U uàglje pagghjóne” per denominare l’intero rione. Esso era così chiamato perché un tempo vi si trovavano vari pagliai, locali predisposti per conservare la paglia; appellativo che diventò soprannome della famiglia Colucci, commercianti di paglia che avevano casa e pagliaio in zona.
  • “SÓP’I MÚRE“Il quartiere “Sóp’i Múre“, è un rione lucerino fatto di un dedalo di stradine e vicoli e di abitazioni pianterreno (suttane) e di un solo piano, situato a ridosso delle antiche mura cittadine, in prossimità di Porta Troia. Una volta era abitato, perlopiù, da famiglie povere con tanti figli ed era noto non per la sua bellezza architettonica ma per la densità abitativa e per la spiccata vivacità degli stessi. Infatti, i suoi abitanti, senza troppo generalizzare, erano famosi per la loro suscettibilità e litigiosità e per i modi maneschi, tanto da essere definiti “murare ssciarratare“ (murari attaccabrighe). Per questo, in passato, il nome del quartiere ebbe il “privilegio” di essere usato per indicare in negativo un ambiente o anche una persona. Il quartiere quotidianamente viveva fra radio a tutto volume, rumori molesti, grida scomposte, parole offensive che, incrociandosi con parolacce, sfociavano spesso in diverbi e litigi. Questi ultimi vedevano come protagoniste donne e bambini: spinte, schiaffi, graffi, tirate di capelli erano all’ordine del giorno. Gli uomini non erano mai coinvolti, perché quando succedeva si verificavano episodi da cronaca nera. Oggi non è più così, è solamente uno dei quartieri di Lucera.
  • ARRÉTE CASSÈLLE. È dei quartieri più antichi di Lucera, ubicato tra Piazza del Carmine e Piazza Nocelli. Prende il nome dai CASSELLA, una famiglia nobile lucerina, che in zona avevano il loro palazzo. In passato era un quartiere famoso perché vi era ubicato il cosidetto “U PERTÓNE ‘I FATE”, così denominato perché vi lavoravano delle lavandaie, belle donne lucerine chiamate “fate”, sia per le loro capacità di far tornare splendenti gli abiti, sia per il loro scomparire e ricomparire fra le lenzuola svolazzanti, stese ad asciugare.  Questo portone era famoso anche per la scritta “ESTAT”, scolpita in un pilastro che probabilmente era sul frontone di qualche palazzo molto importante di epoca romana
  • “I SACRAMENDÍNE”.  Rione che che corrisponde all’attuale Via Cairoli e strade limitrofe. Era così denominato perché nella zona era ubicato un edificio religioso affidato ai Padri Sacramentini (Congregazione clericale impegnata a promuovere la centralità dell’Eucarestia) ed ove c’erano una Scuola di grammatica e umanità e una chiesa. Nei locali di quest’ampia sede, trovava accoglienza la Confraternita dei Bianchi, che prestava opera di misericordia a favore dei condannati a morte. L’intero complesso è stato recentemente ristrutturato. La zona era anche denominata “ ‘A STRADE I MULÍNE “ perché vi erano ubicati antichi mulini.
  • SOTT’A MORTE. È un rione che prende il nome da una antica cappella esterna alla Cattedrale, costruita sul lato via Carlo II d’Angiò nel 1603 e abbattuta nel 1890, dove aveva sede la Confraternita della Morte, «‘A cungréje d’a Morte». Questa Confraternita, ora Arciconfraternita S. Maria della Misericordia, trasferitasi alla Chiesa del Carmine, aveva come finalità la sepoltura dei poveri di Lucera e l’accompagnamento funebre dei condannati a morte. Mentre nella cappella della chiesa demolita si celebravano i funerali dei confratelli. Stranamente però tanti lucerini, erroneamente, con questo toponimo indicano la zona tra la Cattedrale e l’Istituto Sant’Anna, cioè Via D’Angicourt. Il rione è chiamato anche col toponimo dialettale di “SÒTT’A LLORGE” , perché è lì collocato  l’orologio del campanile da Chjísa Granne (della Cattedrale).  Esso ha scandito, fino a non molti anni fa, con i suoi rintocchi il tempo degli abitanti di Lucera.  Tanti rintocchi per indicare l’ora; rintocchi più leggeri per le frazioni di ora: uno per il primo quarto, due per la mezz’ora, tre per i tre quarti.
  • U LAREGHE MAROTTE. Il rione è l’attuale  PIAZZA OBERDAN. Il toponimo popolare prende il nome dai Marotta, una ricca famiglia napoletana dell’800, famosa perché proprietaria di una cantina di vini di pregio, che acquisì agli inizi dell’Ottocento il Palazzo D’Auria, fabbricato con il prospetto sulla piazzetta, palazzo che venne poi venduto alla famiglia Folliero, di cui è discendente la nota presentatrice televisiva Mediaset EMANUELA FOLLIERO.
  • SÓPE U TRAPPÍTE. Il quartiere era così chiamato dai lucerini  perché nella zona esisteva un antico TRAPPÍTE cioè un tipo tradizionale di frantoio per torchiare le olive e produrre l’olio. I tradizionali frantoi, fino a non tanti anni fa, erano costituiti da una vasca circolare nella quale le olive erano macinate da una, due o tre grosse ruote di pietra. Queste ruote, dette “molazze”, ruotavano all’interno della vasca mosse da un ingranaggio che un mulo attivava senza sosta, girando attorno alla vasca stessa. Pertanto, le olive schiacciate si riducevano in poltiglia e olio profumato.

Lino Montanaro

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