Origine dei toponimi dei quartieri e rioni di Lucera - Parte prima - Lucera: memoria e cultura
Antropologia & Arte,  Memoria,  Storia & Archeologia

Origine dei toponimi dei quartieri e rioni di Lucera – Parte prima

Tutti i nomi dei quartieri e dei rioni di una città hanno un’origine sia di luogo, di funzione, degli abitanti, e anche a Lucera è così. Per alcuni si sono persi , nel tempo, l’origine dei toponimi, per altri invece l’origine è più certa.

Di seguito se ne elencano alcuni:

  • ‘A PÈZZE D’U LAGHE. Il quartiere ‘A pèzze d’u laghe si chiama così perché era in passato una zona acquitrinosa poi bonificata, dove pèzze sta per appezzamento e d’u laghe perché c’era  la presenza di un fossato pieno d’acqua. Agli inizi degli anni 60’ si formò un nuovo quartiere così denominato con la costruzione di numerose palazzine con interventi di edilizia residenziale popolare, Più tardi venne costruita la nuova parrocchia di San Pio X, su un terreno frutto di una permuta con quello della Chiesa di San Michele abbattuta.
  • ABBASSCE ‘A PIETA’. Prende il nome dalla Chiesa della Pietà, edificata nel 1591, a cura dei Francescani, nel luogo ove già sorgeva un’edicola della Pietà, a seguito di un miracolo in cui un cieco di Biccari , riacquistò la vista, con annesso convento, che, successivamente, divenne proprietà dello Stato, con l’espropriazione dei beni ecclesiastici. Il convento fu acquisito dal Ministero della Difesa, che ne è ancora oggi il proprietario e destinato nel secolo scorso a Colonia Agricola (Convitto per figli di detenuti e poveri in cui si formavano alle attività agricole). La Chiesa invece, come tutti gli altri edifici di culto, a seguito del Concordato, fu restituita alla Diocesi, che, recentemente, ha provveduto ad un vero proprio restauro.
  • SÓP’A TURRÈTTE. Indica un quartiere che è delimitato da piazza Tribunali ed il Carmine tra via San Francesco e via dei Giardini. Prende il suo toponimo dalla presenza di una costruzione torrificata, un’antica torretta saracena, forse originariamente un minareto da dove il muezzin invitava a determinate ore del giorno i credenti musulmani alla preghiera, nel periodo di Lucera araba. Al centro del quartiere, in Via Torretta, si trova la casa dove è nato San Francesco Antonio Fasani nel 1681,  dove, a cura dei giovani della Gi.Fra, in giorni prestabiliti, viene organizzano un servizio guida e di animazione religiosa. 
  • CINGUANDÚNE. È Il rione che si trova a Porta Croce, praticamente alle spalle dello stadio di calcio, lungo la strada che porta al Castello da quella parte. Prende il nome dal soprannome della Famiglia Serrano che aveva in proprietà/gestione quei terreni. Uno dei Serrano è stato portiere della Lucera Calcio. Lì c’erano anche le porcaie: molte famiglie lucerine ci facevano crescere i propri maiali. Chi ha una cera età ha  ricordi un po’ romantici della zona, c’era uno ampio spazio libero, ritrovo preferito con le macchine delle coppiette innamorate, almeno per chi aveva la fortuna di poterne disporre una.
  • ABBASSCE ‘A STAZZIÓNE.  Si indica il quariere sorto ai margini dei binari della Ferrovia Lucera–Foggia, che fu inaugurata il 1° agosto 1887. Nel 1888 fu realizzata la strada che da Porta Troia porta giù alla Stazione (cosiddetta Lucera Campagna), su terreno che per la maggior parte era proprietà del Convitto Nazionale, con progettazione ed esecuzione dei lavori dei tecnici Filippo Gifuni e Michele Carrescia, progettista anche del palazzo del Tiro a Segno Nazionale. Agli inizi degli anni ’30 fu realizzato il tronco da Lucera Campagna che arrivava fino a Lucera città, parallelamente a Via Montesanto, a cui margini sorse il quartiere, che originariamente era denominato Abbassce Lizzine.
  • PORTA CROCE. Agli inizi del 900’ il Rione Porta Croce di Lucera era quasi del tutto disabitato e ivi si organizzavano le fiere di bestiame. Poco prima e dopo la Prima Guerra Mondiale cominciarono a sorgere i primi insediamenti abitativi, la cui crescita si accentuò nel dopoguerra della Seconda Guerra Mondiale.
  • ABBASSCE U LAMMÍCCHE. S’indica con tale nome una zona nei pressi della stazione ferroviaria e dei pullman, oggi Via Appula Sannitica, che ospitò una distilleria che ricavava alcool, con l’uso di un alambicco (u lammícche), dalle vinacce residuate dalla spremitura delle uve.

Lino Montanaro

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