Il mistero della casetta merlata


Memoria, Storia & Archeologia, Tutela & Salvaguardia / venerdì, Maggio 15th, 2020

Per coloro che vogliono conoscere anche la Lucera minore vi propongo questa mia breve ricerca. Girando per i vicoli di Lucera, c’è un vicolo che ha sempre attirato la mia curiosità: a metà della via Francesco del Buono, angolo palazzo Bruno, sulla sinistra si scorge una costruzione in mattoni rossi con dei caratteristici merli come cornicione, quasi fossero le mura di un castello medioevale.

Sotto tale piccola costruzione, sita in vico Valletta, vi è una targa turistica con scritto : CASETTA MERLATA SEC. XVI (foto 1).

Non si specifica né l’anno di costruzione, né di chi fosse lo stemma sulla facciata; insomma, una casetta anonima.

Intanto, se studiamo meglio lo stemma si notano due cose:

  1. la data MCCCCCVIII (1508);
  2. in basso, ai lati dello stemma, le lettere F. P. (foto 2)

Nessuno fra gli storici locali, a mia conoscenza, ha mai specificato a quale famiglia lucerina si riferisse lo stemma in questione. Ma il caso ci mette lo zampino.

Sono anni che conduco, come le definisco io, delle inutili ricerche sul terraggio lucerino, in giro per archivi e biblioteche, accumulando molti documenti, anche inediti, cercando di approfondire la storia minore di Lucera.

Circa due anni fa, spulciando i Libri Decurionali, custoditi nella nostra Biblioteca Comunale, mi sono imbattuto nel volume n° 5 degli anni 1567-1570, e cosa vedo tra le prime pagine? Uno stemma che mi ricordava qualcosa (foto 3).

Notai subito la somiglianza con lo stemma sulla facciata della casetta merlata. In effetti è identico. Studiando meglio la pagina (foto 4) lessi:

“Libro delle deliberazioni della magnifica università cittadina di Lucera, scritto da mia mano Tommaso Pomentaro (Thome Pomentarij), cancelliere lucerino per il presente anno, undicesima indizione, del Re Serenissimo e Invittissimo nostro signore Don Filippo d’Austria per grazia di Dio Re di Castiglia, 1567 e 1568” (Si tratta di Filippo II, re di Spagna, figlio di Carlo V).

Dedussi che lo stemma raffigurato sulla facciata era proprio della famiglia Pomentaro.

Parliamo un po’ di questa famiglia. Il primo che troviamo a Lucera ad esercitare il mestiere di notaio è Masius Pomentarius, come si legge in una cedola della Tesoreria di re Alfonso I del 23 dicembre 1447, subito dopo la conquista aragonese del 1442:

“In nomine Domini nostri Iesu Cristi amen. [Anno] a nativitate eiusdem MCCCCXXXXVII regnante inclito et serenissimo domino nostro domino Alfonso etc. regnorum vero eius silicet citra farum anno XIII, aliorum vero regnorum anno XXXII, feliciter amen, mense decembris die XXIII eiusdem XI ind. apud civitatem Sancte Marie olim dictam Luceriam. Nos Thomasius de Auria de dicta civitate Lucerie per totum predictum Regnum Sicilie citra farum reginali ad contractus iudex, Masius Pomentarius de eadem civitate Lucerie publicus ubilibet per totum Regnum predictum regia auctoritate notarius […] Que omnia et singula ego idem notarius Masius publicus ut supra notarius qui premissis omnibus et singulis vocatus et rogatus interfui meoque solito signo signavi in testimonium premissorum.” [1]

Poi con Ferdinando I d’Aragona, re di Napoli dal 1458 al 1494, si ha conoscenza  della presenza a Lucera di Petruccio Pomentaro[2]. Evidentemente la famiglia si trovava bene in questi luoghi.

Dai libri delle Deliberazioni Decurionali di Lucera del 1497, volume 1, nelle prime pagine si legge, in sintesi: “sono stati eletti come governatori dell’università di Lucera i seguenti: -Thomasius Pomentarius, syndicus […] ed altri boni uomini”,aggiungendo in seguito che aveva comprato l’appalto delle gabelle della città.

Quindi, come si vede, a pochi anni dalla data dello stemma della casetta, i Pomentaro erano diventati un’agiata famiglia dell’alta borghesia lucerina. A conferma di ciò, il figlio di Tommaso, tale Fabritio Pomentarius (o Francesco, ma è da approfondire) si costruisce casa in un fondo confinante con il giardino del convento degli Agostiniani, conosciuto oggi come San Leonardo, e le sue iniziali corrispondono proprio alle lettere F.P. incise sotto lo stemma.

Proseguendo le ricerche, vado a studiare l’assegnazione del Terraggio di Lucera del 1556 fatta sotto il Governatore di Capitanata Geronimo di Sangro e promulgata a Lucera il 26 novembre 1559, come di seguito riportato:

Die 26 mensis Novenbris 3° indizione 1559 Lucerie, et in Loco soliti consilii dicta civitas ad sonun  campane ut morii esta cogrega infrattis de consiglio, at (ego) tra consilium civitatis equitem io licentia mastrodatti luisy baccosta regy Capitoly dicta Civitatis.

Li Magnifici sig. eletti de consilio

Antonio Liloya
Annibale Ascace
Not.ro Io: Iacovo Scampurro
Cola Pascale

Alegrantio Scassa
Alfonso Candida
Donato Strangia
Cesare Spatafora
Petruzzo Corrado

Pietro Severino
Marc’ant.°d’Auria
Gio:fra. MobiliaNardo del Vecchio

Li Magnifici 

Gio. Loisi Carafa
Patio Squilla v.l.b.
Troiano Carapresa
Mario Lauriola
Matteo Prignano
Iac. Donato Pomentaro
Alonso Iuignos
Paulo Ant. Pandone
Doasi de Doasi
Francesco de Troia
Lutio Palmieri
Marc’ant. de Pietro
Cristofaro de Argentio
Gio: Cola de Danuscio
Prenda Crapezza
Marc’ant, mag. Cavallo
Andrea Tuso
Donato Falsano
Ant. Palmiero
Camillo di Pietro

esto Consilium

Adario del Secto
Gio. Iacovo Calvo
Scipione Pisanello
Lucchino de Lucchino
Tulio de Riccantio
Pietro de Abatello
Paulo de Fabriano
Sancio Aldano
Donato Scassa
Scipione Bottino
Fabritio Cuffomanbolo
Donato Palmiero
Gio: Candida
Cesare Mobilia
Gio. ant. de Querquis
Gio. Battista Bruno
Thomasi Parruccio
Gio: Fasano
Vicenzo LauriolaThomasi Bies

Perche li altri passati molti citadini si sentivano agioccati al partimento delle terre di questa citta fatto dal m.co Gio. dominico d’Anna e poi dettate da Geronimo de Sangro allora governatore di questa provincia e applacare a quietansa delli citadini questa Universita et a regio Colto consiglio che detto partimento un’altra volta fusse stato fatto a messo de Ill.mo Geronimo, e alli m.ci Cola d’Auria v.d.l.come mobilia cesare da parimo Cesare spatafora et Iac. De pietro, et cossi fu adimesso al dotto Ill.mo Geronimo et cosi dicevano  dovevano  lavoraro .[3]

FINE PRIMA PARTE

Marcantonio Carbone


[1] Testi e documenti di storia napoletana pubblicati dall’AccademiaPontaniana, Serie II, Vol. IV, Fonti Aragonesi a cura degli archivisti napoletani, Napoli 1964 (Frammenti di cedole della Tesoreria di Alfonso I, fol. 41 t, anno 1447, pag. 98).

[2] Placido Troyli, Istoria Generale del Reame di Napoli ecc., tomo III, Napoli 1748, pag. 396.

[3] Archivio di Stato Sezione di Lucera, Terraggio, Serie II, vol. 1, anno 1556.

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