Le elezioni comunali: accordi politici e u pataracchje
Pataracchje è un termine che entrò nel gergo politico lucerino agli inizi degli anni sessanta.
Il 6 ed il 7 novembre 1960 si dovevano svolgere le elezioni comunali per eleggere il nuovo sindaco di Lucera. Le indicazioni del Partito Comunista lucerino erano per la riconferma di Giuseppe Papa, sindaco uscente, con un pronunciamento quasi umanime a favore di questa proposta, motivandola con il giudizio molto positivo sulla sua attività a Palazzo Mozzagrugno. Ogni scelta diversa sarebbe apparsa incomprensibile per l’elettorato comunista.
Unica voce contraria fu quella dell’avv. Biagino Di Giovine, che, invano, tentò di riaprire la discussione. Alle elezioni il PCI conquistò 13 seggi, la DC 10 seggi, il PSI 4 seggi e il MSI 3 seggi, quindi esistevano le condizioni numeriche per la ripresa di una esperienza di governo a giunta di sinistra. Ma Di Giovine si dimise dal partito, insieme ad alcuni fedelissimi, dichiarandosi indipendente.
A questo punto si creò una maggioranza trasformista, composta da 10 DC, 3 MSI, 2 PSIi e 2 ex comunisti che elesse sindaco l’Avv. Di Giovine, amministrazione che giunse al capolinea il 23 novembre 1962. La nuova Amministrazione venne subito definita “u pataracchje“e da allora il termine assunse nel gergo poltico lucerino il significato dispregiativo di accordo ambiguo, raggiunto in modo non trasparente o non ben chiarito tra chi vi prendeva parte, con compromessi e opportunismi.
Oggi parleremmo di inciucio o biscotto, ma pataracchje aveva l’ulteriore connotazione di “accordo fatto male”. Più tardi il termine pataracchje passò ad indicare gli iscritti del PSDI lucerino, e, più generalmente, i diversi accordi tra gli esponenti di parti politiche che avevano come fine scissioni e riunificazioni.
Lino Montanaro


