Le chicche di Franco (2): la famiglia di San Francesco


Le chicche di Franco, Memoria / sabato, Febbraio 19th, 2022

La famiglia di San Francesco Antonio Fasani era davvero così povera? Secondo le carte del catasto onciario del 1685 custodito all’Archivio di Stato (sezione di Lucera) sembrerebbe proprio di no.

La mamma del Padre Maestro, Isabella della Monaca, vedova di Giuseppe Fasano, alla fine del Seicento possedeva una casa, 18 “pezze” di vigneto, due asine e una salma di terraggio (oltre tre ettari di terra).

Heredi del quondam Giuseppe Fasano

Bartolomeo d’an. 13

Antonia d’an. 10

Giovanni d’ an. 3

Fratelli sotto P. M. ro Francescano Conventuale prov. le nel 1723

Isabella della Monaca Vidua e m.re d’an 40

Dice possedere casa propria iuxta li beni dotali di Vitantonio Cardito, serve per sua habitatione franca non taxata.

Per la via di San Severo dice possedere pezze diece di vigna iuxta li beni di Carlo Velardo calcolate d.ti venticinque la vigna…….. 62.2.10

62.2.10

E più per la via di Alberona altre pezze otto di vigna iuxta li beni di Giovanbattista Salerno annuo censo debito al venerabile convento di San Francesco di carlini diece.

Su capitale di diece ducati e carlini trantacinque la vigna

Dice havere due somare.

Dice avere terraggio salme una



70

16

8

156.2.10

Per testa et industria personale nihil pro minores

Importo

Debito

Resta

156.2.10

12.2.10

144.0.0

Francesco Romice

Un Commento a “Le chicche di Franco (2): la famiglia di San Francesco”

  1. Queste pagine del catasto non dimostrano che quanto è stato tramandato su Isabella della Monica non corrisponda al vero; se non altro per il fatto che lo stesso santo si definì più volte “il figlio della povera Isabella”, la quale, ritrovatasi vedova a quasi 32 anni, per garantire un futuro ai tre figli minori, fu costretta a sposarsi per la terza volta, nel 1687, con Francesco Farinacci. D’altronde, senza l’aiuto di un uomo, da sola non avrebbe potuto portare avanti vigne e terra per sfamare i suoi figli.
    Le condizioni economiche di Isabella si aggravarono nel 1717, a 64 anni compiuti, quando le morì anche il terzo marito. Riporto solo un paio di testimonianze, tra le tante raccolte nel processo diocesano, da cui si evince lo stato di povertà di Isabella. La prima è del patrizio lucerino Gaspare Pagano, che conobbe molto bene il nostro santo e la sua famiglia:
    “… le rifiutate vivande col permesso dei suoi superiori voleva che si distribuissero ai poveri, che si radunavano all’ora di pranzo alla porta del convento, tra quali poveri anche più volte vi si ritrovava la madre dello stesso Servo di Dio.”
    La seconda è del suo confratello fra Nicola Drangi:
    “… anzi so di certo essermi stato riferito da altri, che detto Servo di Dio molte volte colle proprie sue mani abbia data la sudetta elemosina della sua pietanza alla sudetta sua madre avanti la porta del convento alla presenza e veduta di tutti i religiosi, ed altri poveri che stavano aspettando l’elemosina.”

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