Memoria

Modi di dire lucerini: la storia di Ruggero e gli USA

Anni fa, viveva a Lucera un personaggio piuttosto pittoresco, di nome Ruggero, inabile al lavoro. Alla sua sussistenza e di sua sorella, che viveva con lui, provvedevano con rimesse in dollari e invio periodico di pacchi, alcuni parenti emigrati in America.

Quando i migranti erano gli italiani e l’Italia non era ancora divenuta terra d’immigrazione, le rimesse degli emigrati italiani, inviate soprattutto dagli USA, costituirono un importantissimo aiuto alle famiglie di appartenenza.
Le rimesse contribuirono a migliorare le condizioni di vita di tante persone che vivevano in situazioni di povertà e diedero un prezioso contributo al riequilibrio della bilancia commerciale italiana.

L’aiuto era dato anche con l’invio di prodotti alimentari e di altro genere. Periodicamente arrivava il famoso pacco contenente latte in polvere, caffè, cioccolata, piccolissimi bottoncini di cioccolato ricoperti di zucchero colorato (quelli che oggi si chiamano Smarties) e altri generi di prima necessità, compresi capi di abbigliamento.

Questo flusso di denaro e di pacchi interessò anche il nostro Ruggero. A un certo punto, però, si diffuse la notizia, vera o non vera, che questi aiuti erano cessati. Così, si coniò lo sfottò «Ruggì è ffenúte ‘a Méreche», con il quale il poverino era apostrofato.
Poi, questa colorita espressione divenne un detto dialettale che stava a significare: «la pacchia è finita».

Lino Montanaro

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